[dK] music: download, listen, share (cc) and spread it around! Entries (RSS)

In 2005 came out B-side of the moon, the first [dK]’s tunes remix album.
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[dixan] says - “Nothing to do with the dancefloor, it’s not about dance versions, extended versions or thins like that… it will feature rearrangements and new radical edits, sometimes very deep, of some of our tunes.”
[K] adds - “we are volcanic, supersized and egocentric: we’ve always been manipulating our own tunes, and every time we find it very interesting; this time we added remixes by brave producers/musicians and we love them. We are proud of this B-Sides compilation. It might be our best album… it’s the trendiest for sure”
[captain] - “I never gave a fuck about remixes”

  

Pop Porno

July 22nd, 2008

Perché non l’abbiamo fatto noi, perché cazzo non c’é venuto a noi di fare una cosa così!?
pop porno
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Perché non c’é venuta a noi - non combineremo mai un cazzo, ed è giusto così: inutili, idioti, inconcludenti, pretenziozi ed autoreferenziali coglioni (che siamo).

Boys like girls

July 18th, 2008

Sono stato in Lettonia e in testa alle classifiche della Lettonia c’è un gruppino ininfluente americano di teen agers, tipo rocketto da spiaggia un po’ Emo, che si chiama “Boys like girls”, e raccontano di feste di studenti sulla spiaggia - appunto - che si ubriacano e poi magari ciulano anche - anche se nel video non si vede.
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Pensavo che in Lettonia ascoltassero musica sperimentale, moderatamente triste.
Stronzate, ascoltano i “Boys like girls”.
Comunque io lo dico sempre che non bisogna avere paura delle cose semplici, o banali, o stereotipate: questi si chiamano “Boys like girls” e vendono in Lettonia.
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Il prossimo gruppo che fondo lo chiamo “il cazzo e la figa”.

Difficile per noi

June 24th, 2008

Method and Hate è un disco difficile, difficile per noi, farlo intendo.
Molto difficile.

Da: [K]
Inviato: lunedì 16 giugno 2008 16.37
A: [dixan]; [glazzy]
Oggetto: 2008

Minchia ma Crack è del 2003 - e siamo nel 2008 (me ne accorgo solo adesso) – minchia neanche i depeche mode ci mettono 5 anni a fare i dischi – con tanto che nel frattempo si drogano come Buoi Muschiati, si sposano e si separano otto volte, fanno 10 figli e cambiano otto case e fanno tournée da 15.000 date in tre anni.
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Siete dei fottuti stronzi.

5 anni di silenzio

June 20th, 2008

E’ da non credere quanto l’ultimo disco dei Tiamat faccia cagare.
Non si capisce proprio: persino il cantante ha cambiato stile e ora canta da coglione – roba da matti.
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Ma la cosa che mi ha turbato di più è che avevo la percezione che il penultimo disco dei Tiamat fosse tipo di un anno e mezzo fa.
Invece sul disco nuovo c’è il trailar promozionale che recita “dopo 5 anni di silenzio, grande ritorno dei Tiamat”.
Cioè io percepisco 5 anni come uno e mezzo.
Il tempo fugge come un fottuto bastardo.

Si è vero ultimamente postiamo degli scritti che sono un po’ pesanti - in realtà non siamo sempre così come scriviamo - è che il blog è terapeutico (per i decay intendo) - odiamo attraverso il blog per essere persocine regolari quotidianamente, idonee alla vita sociale in un contesto consumista.
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Anche noi riusciamo a rallegrarci delle piccole cose, anche noi siamo in grado apprezzare il talento degli umani e il contributo di ognuno di loro alle dinamiche del pianeta. Per esempio oggi, tra le 8.000 email di spam, me ne è arrivata una deliziosa, l’oggetto in particolare… che poi basta un dettaglio a fare la differenza: ebbene nell’oggetto è riportato “update your penis”

Amsterdamn

May 26th, 2008

La canzone di Method and hate di cui parliamo oggi si intitola Amsterdamn.
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Il gioco di parole probabilmente l’hanno già fatto in 8.000 persone, però è uguale – per chi non lo capisce, è un’intersezione tra Amsterdam e Damn (amster – dam – n): quindi viene accostata la città di Amsterdam alla parola “damn”, danno, sciagura. Dietro un titolo così giocoso c’è una canzone piuttosto immediata, easy e fresca, che pensavamo di presentare al Festivalbar di quest’estate.
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Praticamente parla di dIO che si droga – parla di dIO padre che si droga fino all’annientamento, perché non sopporta la delusione e il dolore che noi figli degeneri gli stiamo dando.
Come se dIO si rifacesse uomo, come se gESU cRISTO rinascesse ad Amsterdam, figlio di un trafficante di estasi mitteleuropeo e di una cubista di madre nord africana emigrata in Olanda.
Fa così:

gOD lives in Amsterdamn,
sleeps all day and never sees the sun.
All night long just spinning around,
drinking untill his
last pound

gOD lives in Amsterdamn,
he needs to consume his drug.
He have to face the damn we’ve done.
He needs to bear the pain and run.

We are the son killing the father.
We are the ones damned forever.
We’re the pushers all desease spammed
We’re the fucked ones, the Amsterdamned.

Sun fades in Amsterdamn,
a fallen hero laying down.
Extasy is his divine fun,
untill he will crash
at the ground

Il testo è piuttosto didascalico e divertente, non ha significati nascosti, significa esattamente quello che è scritto.
Gli unici versi da approfondire sono quelli del ritornello “We’re are the soon…”
Per motivi di pathos e di metrica usiamo la prima persona plurare, anche se noi, tecnicamente, siamo alieni, quindi dovremmo chiamarci fuori da tutta questa questione.
Comunque il ritornello si traduce circa così:

“Siamo il figlio che uccide il padre. Siamo quelli dannati fino alla fine. Siamo gli spacciatori a nostra volta infetti. Siamo quelli fottuti, siamo ‘the amsterdamn’
(che tradotto non rende)”

Quindi - le strofe raccontano di dIO che dorme il giorno, vive la notte, si ubriaca, dilapida i suoi risparmi, è in depressione abissale e si fa di estasi fino ad annientarsi.
Il ritornello dovrebbe chiarire che la causa siamo noi, i figli, gli umani.
Noi siamo i figli che uccideono il padre. Questo è il nodo concettuale della canzone.
Siamo gli spacciatori a nostra volta infetti.
L’autodistruzione attraverso la distruzione del padre.
Non parliamo di autodistruzione “intima” o masochista, non parliamo di depressione individuale o di suicidio.
Parliamo di autodistruzione del genere umano.
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Dunque aggressività ed egoismo degli individui che porteranno all’autodistruzione inconsapevole del genere umano.
Cioè non è che ci stiamo suicidando consapevolmente perché siamo depressi.
Ci stiamo mettendo in condizione di annientarci a forza di essere aggressivi, egoisti e prevaricatori gli uni verso gli altri. Il padre che si suicida per non assistere a questa decadenza (decay) è il segnale, è il punto di non ritorno.
Questo è ciò di cui parla Amsterdamn.

They fell

May 16th, 2008

Qualcuno che ci fa qualche complimento per la nostra musica esiste - e quasi nessuno si prende la briga di dirci che facciamo cagare: a parte un francese che trova pessimo il nostro inglese.
Questa recensione qua però, che ci ha fatto questa donna americana, ci ha colpito, per una frase principalmente:
“sono stupefatta dal fatto che una band così dotata regali la propria musica”
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Ci sono due concetti forti in questa affermazione.
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Il primo è il regalo: noi non ci pensiamo, però è vero - noi che abbiamo questo atteggiamento di sdegno e sprezzante nichilismo verso il genere umano, in realtà siamo dei benefattori.
In realtà noi regaliamo la nostra musica, musica che ha un suo valore artistico preciso, che ha un significato univoco nell’universo, che è in grado di fare una piccola differenza nella vita delle persone. Che poi le persone non si lascino differenziare la vita dalla nostra musica, non è un problema nostro, nel senso che noi più di questo non possiamo fare.
Del resto gli uomini hanno ucciso Gesù Cristo, quindi non hanno esattamente quel tipo di sensibilità e intelligenza idonea a recepire la bellezza.
Comunque: noi siamo dei filantropi, in realtà.
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Il secondo è lo stupore: cioè questa qui dice di essere stupefatta (stunned in inlgese, meraviglioso) dal fatto che noi la musica, musica così, la regaliamo.
Ed in effetti questo suo stupore riassume esattamente il film che io immagino nella mia testa, quando penso all’omino che gira per Jamendo e, dopo l’ennesima sguanata dilettantesca, o pretenziosa, o noiosa che ascolta, culo vuole che clicchi su un nostro mp3. Lo stupore. La gente dovrebbe stupirsi, ed eccitarsi e commuoversi. Questo purtroppo non succede, o succede in un numero di casi che non rileva significativamente.
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In ogni modo questo blog con le recensioni, questo qui di questa americana, è carino, anche il nome “They fell” – potevamo chiamarci noi “They fell” – invece così, sti stronzi di itaGliani continuano a chiamarci “dicappa”.

Fosforo bianco

May 14th, 2008

Solo oggi (ascoltato su Radio24) apprendo che il suicidio di Tenco è stato un atto di protesta verso il pubblico che non lo “capiva”, verso il fatto che Sanremo privilegiava le canzonette, verso il fatto che quell’anno a Sanremo avrebbe vinto una canzonetta cretina. Tutto questo è stato scritto in un biglietto, rinvenuto vicino al cadavere.
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Cioè questo si è fatto saltare le cervella per protesta verso il fatto che la gente non capisce un cazzo di musica e che la Discografia fa business su questo!?
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!?
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Minchia e noi allora cosa dovremmo fare?
Scioglierci nell’acido? – Annientarci col fosforo bianco? – cioè assurdo.
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Non bisogna lasciarsi andare, non bisogna prendersela contro sé stessi, bisogna reagire, bisogna odiare.
Ad ogni modo io non ci credo al suicidio: secondo me l’ha accoppato il suo discografico, perché tanto non vendeva e, creando un martire, avrebbe inventato un’icona e un mito commercialmente sfruttabilissimo – cosa che poi è stata.

Merde

May 5th, 2008

A Torino i Vigili Urbani cercano di fare le Multe per divieto di sosta e vengono aggrediti, prima dall’interessato e poi “dalla Piazza”: normale.
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Tempo fa avevo scritto che a Torino il Codice della Strada è stato riscritto dagli automobilisti “brillanti e disinibiti” e che chi non si adegua è un idiota.
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Normale.
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L’altra volta ho scritto di Beatiful skin, della reazione e dell’odio e delle fiamme come elementi di purificazione, come elementi annientanti e igienizzanti (tipo cremazione).
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E’ normale che una Piazza cacci i Vigili che vogliono fare le multe.
Presto sarà normale che le fiamme ardano le fottute macchine in fottuta doppia fila.
Le fiamme alte nel cielo nella notte su Torino, in Piazza Vittorio Veneto, la Piazza degli Studi dei Subsonica.
Così non può continuare.
Voi umani mi fate schifo.
Piccoli, arroganti, meschini, schifosi impuniti.
Merde.

Beautiful skin

April 28th, 2008

La prima canzone di Method and Hate che andremo ad analizzare è Beautiful skin.
Cominciamo dal titolo: naturalmente è ingannevole.
In realtà il ritornello recita reiteratamente ed ossessivamente
“I do want to see them in flames”
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La canzone è dedicata ai brillantoni, agli arroganti, ai maleducati, agli impuniti… praticamente è dedicata agli esseri umani in generale.
Noi le canzoni le dedichiamo, perché siamo generosi, le dedichiamo e le regaliamo – ecco ‘generosi’ è una parola che si addice ai [dK].
Comunque, la canzone fa più o meno così.

They don’t fear
They’ll go straight.
They break free, they don’t need
you big smile.

They are bolds.
They sell the opinions.
They are involved, they always solve
your indecisions.

E sono le prime due strofe, che potremmo tradurre tipo
“Loro non hanno paura. Loro vanno dritti. Loro irrompono e gli fotte niente della tua approvazione. Loro sono impavidi. Loro vendono opinioni. Loro sono sempre indaffarati e risolvono ogni tua indecisione.”
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Poi c’è uno stacco, un punto in cui le sonorità si smorzano, si sospendono, giusto per dare spazio ad una riflessione… e qui dice.

You loose, they win,
you loose, they win,
they have a beatiful skin

Che naturalmente vuole dire
“Tu perdi, loro vincono. Tu perdi, loro vincono. Loro hanno una bellissima pelle.”
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Questo è il nodo concettuale della canzone, in cui viene chiarito (amaramente) che loro hanno ragione e noi no, loro vincono e noi ce l’abbiamo diritto nel culo - ed è giusto così.
E’ un concetto essenziale, che declina il celebre verso degli Afterhours “voglio un pensiero superficiale che lasci la pelle splendida”: questo è un verso che è a fondamento dell’antropologia contemporanea.
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Comunque, dopo di questo, la canzone passa di livello, dopo la constatazione dello stato di cose, si passa al livello della reazione, della violenza, del fuoco e delle fiamme.

“I do want to see them in flames” x 4.

che vuol dire, a scanso di equivoci, “Voglio vederli in fiamme.”
Le fiamme sono un’immagine ricorrente di Method and Hate, fiamme come sublimazione dell’odio, fiamme come agenti di purificazione, fiamme come elementi annientanti e igienizzanti (tipo cremazione).
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Poi ritornano due strofe, che fanno circa così

They fake.
But don’t care for it.
An handshake and they will shake
your stupid fix.

They’re the hungry ones.
Shameless.
They are the ones having just begun
to eat your ass.

Che si traduce così
“Loro ingannano. Ma non ti devi preoccupare, una stretta di mano e si scrolleranno di dosso il tuo stupido imbarazzo. Loro sono quelli pronti a tutto, senza vergogna, loro sono quelli che hanno appena cominciato a mangiarti il culo.”
Questa è un’immagine che dovrebbe evocare il discorso dell’assoluta assenza del pudore: essere talmente arroganti e prevaricatori da non rendersene conto, il discorso dell’impunità di default, del farla sempre e comunque franca, tanto da non riuscire più a provare neanche il senso di colpa.
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Poi si torna sulla riflessione “you loose they win” e poi sulla reazione, sulla violenza e sulle fiamme “I do want to see them in flames”
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E’ una canzone violenta, appunto, è una canzone che non fa assolutamente ridere, è una canzone che non fa un cazzo ridere: è una canzone di minaccia, di reale minaccia - e di presagio.
E’ una canzone che parla di come il sistema si sia assestato su una grande rete che garantisce l’impunità sostanziale verso grande parte dei comportamenti criminali o comunque lesivi del buono stato degli altri esseri umani e della natura.
E’ una canzone che parla di come, in assenza di Giustiza Umana e in assenza di Giustizia Divina, si ritornerà alla violenza, alla reazione brutale e istintiva verso l’ingiustizia.
E’ una canzone sul ‘così non si può continuare – tu mi fai male, il sistema non ti punisce, tu continui a farmi male e il sistema non ti punisce – ebbene io ti faccio fuori, io ti faccio fuori così all’improvviso, così inaspettatamente che non te ne accorgi neanche’
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I [dK] sono contro ogni forma di violenza, tuttavia questo è quello che i [dK] credono che succederà.
Per allora, noi speriamo di avere abbandonato il pianeta.

Arsenizzazioni

April 24th, 2008

Il nostro amico e consulente dell’immagine Arsenio Bravuomo, autorevole poeta del Sempione, blobber ed organizzatore di eventi senza fine di lucro, era solito fare delle cose che lui chiamava “arsenizzazioni”: cioè lui prendeve una canzone in inglese che gli piaceva e la traduceva, non proprio letteramente, ma romanzandovi sopra la sua interpretazione.
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Noi faremo qualcosa di simile, tuttavia, per motivi propagandistici ed autocelebrativi, lo faremo sulle nostre canzoni, in particolare sulle canzoni di Method and hate.

Una merda

April 14th, 2008

Comunque ste elezioni sono una merda - alle quattto meno un quarto si sapeva già chi aveva vinto: ma che cazzo è? Che razza di spettacolo è?
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Poi criticano Baudo perchè San Remo è noioso.
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Speriamo di divertici in quelle americane, almeno - ma anche lì, secondo me, john waine prende l’81% e vince in 2 ore, in culo a tutte le star di hollywood cattocomuniste.

Kasta

April 13th, 2008

In questi giorni ci sono arrivati numerosi messaggi di solidarietà e di adesione al nostro proposito di voto, o di non voto, o di voto di protesta, o di voto a nostro favore - che tu sia etero o sia gay, stacci déntro coi decay - [dK].
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Tutto questo ci fa molto piacere, tuttavia occorre dire che noi non siamo migliori degli altri, noi non siamo diversi dagli altri, noi siamo parte integrante degli altri.
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Facciamo anche noi parte della Kasta: [dK] in realtà vuol dire [d]emocrazia [K]ristiana.
Vi abbiamo tirato per il culo.

Veltroni e VNV Nation

April 10th, 2008

Veltroni ai comizi continua a fare sto gesto della doppia “V” che non capivo.
Mi sono confrontato con [dixan] - che anche lui è appassionato di elezioni come me - e ci è venuto in mente che fosse un riferimento ai VNV Nation, favoloso gruppo britannico di EBM, la cui sigla “VNV” vuol dire “Victory not Vengeance” - eravamo già pronti a entusiasmarci, della serie “finalmente un candidato premier sensibile verso il mondo Goth, da sempre irriso ed emarginato dagli umani”.
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Poi c’hanno fatto notare che è più banalmente un gioco di parole tra la doppia V (W) di Walter e il simbolo di Vittoria.
Che delusione.

Elezioni

April 7th, 2008

Dobbiamo inventarci qualcosa di legato alle elezioni che possa darci visibilità.
Magari cercando di non finire in galera, anche se in questo paese non dovrebbe essere possibile.
A [dixan] è venuta una buona intuizione: cioè ha capito quale evento potrebbe realmente essere rilevante in queste elezioni e ha capito che noi dovremmo legare il nostro nome a quell’evento; ma non ha capito come fare.
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L’evento è il voto di protesta, cioè noi dovremmo legare il nostro nome al voto di protesta.
L’oggetto che dobbiamo focalizzare è la scheda elettorale, la scheda bianca o la scheda nulla (per scheda nulla intendo quella in cui la gente scrive “ladri – mi fate schifo – voglio vedervi morti”. Noi dovremmo dare un contenuto univoco e forte a tutte le schede bianche/nulle che verranno generate.
Cioè noi dovremmo convincere tutti quelli che votano (almeno tutti quelli che genereranno una scheda bianca o nulla) a scrivere sulla Scheda “che tu sia etero o sia gay, stacci déntro coi decay – [dK]”.
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Se la gente facesse questo diventeremmo in una notte (la notte elettorale) più celebri della Franzoni e a quel punto saremmo delle pop star di default, senza bisogno neanche di cantare o suonare realmente qualcosa. Immagino già Mentana tutto eccitato col ricciolino in erezione che dice “la terza forza politica del paese è il partito della protesta, che si è compattato intorno ad uno slogan misterioso “che tu sia etero o sia gay, stacci déntro coi decay – [dK]”
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Ma come potremmo realisticamente fare?